di AlphaC

Siete disordinati? Avete mai notato come gli oggetti nella casa di un disordinato abbiano una vita loro?
Se potessimo seguire la vita di uno di quegli oggetti che usiamo sovente ma non troppo, di quelli che non hanno una collocazione troppo precisa, per dire la macchina fotografica, un paio di scarpe (Si in teoria le scarpe hanno unia collocazione precisa quando non sono infilate, ma non nella casa di un disordinato okk?), un vestito che si usa solo in casa, un aparecchio elettronico di uso sporadico, l’accordatore della chitarra, accendini, il plettro della chitarra..
Potremmo fare un video accellerato della vita di ognuno di questi oggetti e vedere come finiscano ovunque nella casa, girino, trighino, si perdano in intrallazzi con colleghi di altra natura, si nascondano sotto vestiti e mobili, vengano dimenticati per mesì perchè finiti sotto il cuscino del diavano e così via..
E questo succede ad oggetti “stupidi”, pensiamo ai blobject.
Un blobject è un oggetto di design al quale si tende ad attribuire una forma a linee curve (tipico l’imac G3 di 10 anni fa), gradualmente sta perdendo il legame con la forma e acquistendo un significato più specifico.
Un blobject è un oggetto che vede la sua vita iniziare in forma digitale, esiste prima nel 3D studio di un designer e viene “instanziato” tramite processi tecnologici moderni, come rapid prototyping, lasercutting, materiali plastici e naturali che si prestano a tecnolgie di taglio e modellazione rapida, dopo la fase di creazione questo oggetto viene messo in vendita e prodotto in serie.
Stiamo vedendo una evoluzione del concetto di blobject, si sta fondendo con i nuovi modelli di creazione/aggregazione contributivi che internet ha catalizzato. Se prima tutto ciò che entrava nei processi community based erano prodotti meramente digitali con una loro nascita, esistenza, storia catturata attraverso tagging, logs e metadati vari, ora l’oggetto virtuale prende vita, uscendo nel reale ma mantenendo un’anima digitale.
Un blobject viene disegnato da Tizio, la sua idea viene migliorata da altri, acquistato da qualcuno e prodotto da aziende general purpose che non producono in serie ma ad-hoc, grazie ai ritrovati tecnologici e all’immediatezza delle tecnologie di modellazione digitale che permettono riduzione dei costi, precisione e l’indipendenza dal luogo di produzione.
Potremmo disegnare un tavolo insime ad un indiano, un americano, un australiano ed un cinese per poi condividere il progetto con il mondo, farlo realizzare con materie prime prodotte in Svezia da una azienda con base in Germania. L’americano invece potrebbe invece usare materie prime canadesi per poi farselo realizzare negli USA. Tutto quanto potrebbe essere consegnato a noi da Bartolini e al tedesco da GLS.. L’Australiano potrebbe regalarlo alla sua ragazza disordinata ed l’oggetto continuerebbe a “vivere” balzando negli angoli più strani della casa, fino a quando non venga gettato perchè chiaramente quel gran bastardo se l’è fatta con un’altra, quindi finisce nel contenitore per il riclaggio e così via… (che palle..)
Per ora con questi metodi si possono craeare solo oggetti piuttosto semplici, associabili al design industriale, ma la tecnologia si evolve e potrebbero nascere sinergie con altre realtà.
La parte affascinante di tutto ciò non è l’oggetto stesso ma il significato che esso assume, il ciclo di vita di questo oggetto ha un pattern molto simile a quello di un oggetto nella programmazione ad oggetti o in filosofia, l’oggetto non instanziato esistente solo come file vettoriale, questo è il suo archetipo, non ha vita ma solo potenzialità, potrebbe essere rosso come verde, di legno come di plastica.. e così via. Quando il demiurgo via internet scriverà אמת sulla sua fronte, questo assumerà forma tangibile prendendo vità dal regno degli archetipi.
Questo approccio si trova anche nella nostra mente, essa posside la capacità di fare reverse engineering della realtà creando un “archetipo” dal nulla, per esempio, se non abbiamo mai visto “le forbici” il cervello è in grado di sciogliere la forma dal senso di quel particolare strumento e archetipizzare l’oggetto facendo sì che in futuro quando vedremo una forbice questa sia immediatamente riconoscibile e acquisisca significato in noi prima ancora che nella realtà percettiva, dove una forbice è in realtà una massa di metallo e plastica.
La vita ripete sè stessa in maniera molto simile a quello che succede nella matematica frattale, dove una coordinata nello spazio ha una superficie inferiore di quella della funzione nello stesso punto…
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